Calunnia . Aforisma 264. Il viandante e la sua ombra . F.Nietzsche.

Se si seguono le tracce di una calunnia veramente infame, non se ne cerchi mai l’ origine presso i propri nemici schietti e dichiarati ; se infatti escogitassero sul nostro conto qualcosa del genere in quanto nemici non troverebbero credito . Ma coloro ai quali abbiamo giovato moltissimo in un certo periodo, ma che per qualche motivo possono nutrire segreta certezza di non ricavare più nulla da noi quelli sono in grado di far circolare l’ infamia : essi trovano credito innanzitutto perché si suppone che non inventerebbero nulla che potesse danneggiare loro stessi ; inoltre perché ci hanno conosciuto più da vicino. Per consolarsi , la persona così malamente calunniata può dire: le calunnie sono malattie altrui che scoppiano sul tuo corpo; esse dimostrano che la società è un unico corpo (morale) sicché tu puoi intraprendere su di te la cura che dovrà giovare agli altri .

Annunci

Il diritto di suffragio universale . Aforisma 276 , Il viandante e la sua ombra. 1886. F. Nietzsche

Il popolo non si è dato il suffragio universale; lo ha ricevuto, ovunque oggi esista,e temporaneamente accettato: in ogni caso ha il diritto di restituirlo qualora esso non soddisfi le sue speranze. E ciò sembra oggi verificarsi dappertutto: se infatti, nei casi in cui se ne fa uso, alle urne vanno appena due terzi, e forse anzi nemmeno la maggioranza di tutti gli aventi diritto al voto, questo è in genere un voto contro l’ intero sistema di votazione. Qui anzi il giudizio dev’essere anche più severo . Una legge la quale stabilisca che la decisione ultima sul bene di tutti spetta alla maggioranza, non può essere costruita su quella stessa base che solo da essa viene data: le occorre necessariamente una base ancora più vasta e questa è l’ unanimità di tutti. Il suffragio universale non può esprimere solo la volontà di una maggioranza: lo deve volere tutto il paese. Perciò già basta l’ opposizione di una piccolissima minoranza per metterlo da parte come inattuabile: e l’ astensione dal voto é appunto la contraddizione che fa crollare l’ intero sistema di votazione, il “veto assoluto” del singolo o, per non scadere in piccolezze, il veto di poche migliaia incombe su questo sistema come conseguenza della giustizia: ogni volta che lo si adopera bisogna prima dimostrare, secondo la forma di partecipazione, che esso continua ancora a esistere di diritto.

Le porte della percezione.

Non mi sarei mai immaginato da ragazzo adolescente che dopo 30 anni il cerchio si chiudesse con un libro.

Le porte della percezione si sono aperte con la musica e si chiudono con la lettura.

Jim Morrison … Aldous Huxley .

AL MAESTRALE.     canzone a ballo .

Come ti amo , vento maestrale ,scaccianubi ,ammazzamalanni,Spazzacielo,vento muggente ! Non siamo d’ un unico grembo Noi le primizie , d’un unica sorte, Noi eternamente predestinati ?

Qui su lisci sentieri di roccia, incontro ti corro danzando, Danzando come tu sibili e canti : tu che senza vascello ne remi Di libertà il più libero fratello balzi su selvaggi mari .

Appena desto, udii il tuo richiamo ,Balzai sui gradini di roccia, sulla gialla parete in riva al mare . Salve! Eccoti giungere allora, Vittorioso dai monti, come i chiari Diamanti delle rapide fiumane.

Sull’aie spianate del cielo Vid’io i tuoi cavalli al galoppo,Trasportato dal carro ti vidi, Vidi pure guizzar la tua mano , Siccome un lampo , quando con la sferza Percuoteva la schiena dei cavalli ,

Dal carro ti vidi balzare Per rovesciarti in basso più veloce , Come scorciato in dardo , verticale vidi che t ‘ abbattevi sugli abissi , come un dorato raggio, quando cala Di tra le rose della prima aurora .

Su mille dorsi ora danza , Dorsi ondosi , ondose malizie -salute  a chi crea danze nuove ! In mille movenze danziamo , Libera –  sia chiamata l’arte nostra scienza!  Gaia  – la nostra scienza! 

A gloria nostra da ogni fiore                              Scerpiamo un boccio ed ancora                      Due foglie per farci ghirlanda !                      A mo’ di trovadori                                              Danziamo tra santi e sgualdrine,                   Tra Dio e mondo , la danza! 

Chi con i venti non può danzare ,                   chi in viluppi di panni si costringe ,               Bisbetico, stroppio vegliardo ,                         chi di gentaglia ipocrita è l’ eguale,                 d ‘onorati babbei , d’ oche virtuose ,               Lungi egli sia dal nostro paradiso! 

Polvere di strada muliniamo noi Nei nasi di tutti i malati,                                                    Spauriamo questa covata d’ infermi !            Tutta la costa sia sgombra                                Dall’ ansito dei petti macilenti ,                      Dagli occhi che non hanno coraggio !

Cacciato sia chi intorbida il cielo ,                   Nero fa il mondo,nuvolaglie addensa ,          Per noi il regno dei cieli  si rischiari !            S’oda il fremito nostro … con te spirito          Degli spiriti liberi tutti , in coppia freme la  gioia mia come tempesta . –

– E perché sia di tal gioia                                   Eterna la memoria ,il suo retaggio                  Prendi , e raccogli allora la ghirlanda !        Più in alto gettala, più lontana e più oltre ,  Lassù avventati sulla scala del  cielo             E appendila – alle stelle ! 

Psicologia delle folle.

Le folle sono ,dunque, femminili, ma le più femminili sono quelle latine. Chi si appoggia ad esse può salire molto in alto e molto in fretta , ma sfiorando sempre il ciglio della rupe Tarpea e con la certezza di precipitare un giorno nell ‘abisso . 

[G.LeBon, La psicologia delle folle] 

D’Annunzio . Le città del silenzio . Gubbio . 

Agobbio, quell’artiere di Dalmazia

che asil di Muse il bel monte d’Urbino
fece, l’asprezza tua nell’Apennino
guerreggiato temprò con la sua grazia.
 
Or tristo e spoglio il tuo Palagio spazia
tra l’azzurro dell’aere e del lino.
Ma ne’ tuoi bronzi arcani il tuo destino
resiste alla barbarie che ti strazia.
 
E, se teco non più ridon le carte
di Oderisi cui Dante sotto il pondo
vide andar chino tra la lenta greggia,
 
l’argilla incorruttibile per l’arte
di Mastro Giorgio splende; e in tutto il mondo
l’alta tua nominanza ne rosseggia.

Uomini e topi.

Parto dal titolo del libro di Steinbeck per sottolineare quello mi e’ balenato in questi giorni per la testa tanto da rileggere il capolavoro del premio Nobel americano .Ad un incontro conviviale ,dove qualcuno era incaricato di parlare dato gli fosse riconosciuto il ruolo di relatore, ho visto in lui la difficoltà di raccontare qualcosa in cui non credeva , ma quella “storia” gli avrebbe portato un guadagno economico.

Si proprio come un topo , proprio come ci hanno costretto a vivere oggi giorno , nascosti, a sperare di essere qualcuno per essere accettati . Più vado avanti nella vita anche con le mie letture e più avvaloro questa mia tesi , rafforzato nella mia convinzione da autori , pensatori o filosofi come Orwell ,Bauman per citare due che mi sono rimasti più impressi con le loro teorie.

Insomma, per concludere ,sono partito da un libro dei primi decenni del 900 per arrivare a noi e a  dire ciò che più mi turba e mi rende inquieto ; vedo noi occupati con i nostri talk show,le nostre informazioni che ci piovono in ogni dove , occupati con i vari social i vari supermercati lasciare il centro della vita sociale vera :la piazza, dove le idee circolano liberamente senza essere filtrate da qualche grande fratello panottico . Se non riprendiamo le piazze , occupati a stare rinchiusi davanti a milioni di pixel di qualche schermo al plasma o lcd che ci riempono di notizie negative per essere meglio controllati , quando metteremo fuori la testa , si ci uccideranno come topi se non torniamo a vivere le strade e socializzare senza parlare solo di acquisti.

Venti anni fa .

Venti anni fa , il passato era passato anche quella volta. Ma io ero presente.

Venti anni fa per qualcuno non ero presente ma passato, l’ importante è che non fossi trapassato.

Venti anni fa il sole era sempre il sole e una nuvola era sempre una nuvola; non importa che io sia sole o nuvola , l’importante è che io esisto.

Non importa se sogno fuoco o acqua, se sogno a colori o in bianco e nero , l’importante è che sogno, se sogno esisto.

Non importa se sono triste o felice, se provo emozioni io esisto.

Venti anni fa non lo sapevo.