D’Annunzio . Le città del silenzio . Gubbio . 

Agobbio, quell’artiere di Dalmazia

che asil di Muse il bel monte d’Urbino
fece, l’asprezza tua nell’Apennino
guerreggiato temprò con la sua grazia.
 
Or tristo e spoglio il tuo Palagio spazia
tra l’azzurro dell’aere e del lino.
Ma ne’ tuoi bronzi arcani il tuo destino
resiste alla barbarie che ti strazia.
 
E, se teco non più ridon le carte
di Oderisi cui Dante sotto il pondo
vide andar chino tra la lenta greggia,
 
l’argilla incorruttibile per l’arte
di Mastro Giorgio splende; e in tutto il mondo
l’alta tua nominanza ne rosseggia.

Uomini e topi.

Parto dal titolo del libro di Steinbeck per sottolineare quello mi e’ balenato in questi giorni per la testa tanto da rileggere il capolavoro del premio Nobel americano .Ad un incontro conviviale ,dove qualcuno era incaricato di parlare dato gli fosse riconosciuto il ruolo di relatore, ho visto in lui la difficoltà di raccontare qualcosa in cui non credeva , ma quella “storia” gli avrebbe portato un guadagno economico.

Si proprio come un topo , proprio come ci hanno costretto a vivere oggi giorno , nascosti, a sperare di essere qualcuno per essere accettati . Più vado avanti nella vita anche con le mie letture e più avvaloro questa mia tesi , rafforzato nella mia convinzione da autori , pensatori o filosofi come Orwell ,Bauman per citare due che mi sono rimasti più impressi con le loro teorie.

Insomma, per concludere ,sono partito da un libro dei primi decenni del 900 per arrivare a noi e a  dire ciò che più mi turba e mi rende inquieto ; vedo noi occupati con i nostri talk show,le nostre informazioni che ci piovono in ogni dove , occupati con i vari social i vari supermercati lasciare il centro della vita sociale vera :la piazza, dove le idee circolano liberamente senza essere filtrate da qualche grande fratello panottico . Se non riprendiamo le piazze , occupati a stare rinchiusi davanti a milioni di pixel di qualche schermo al plasma o lcd che ci riempono di notizie negative per essere meglio controllati , quando metteremo fuori la testa , si ci uccideranno come topi se non torniamo a vivere le strade e socializzare senza parlare solo di acquisti.

Venti anni fa .

Venti anni fa , il passato era passato anche quella volta. Ma io ero presente.

Venti anni fa per qualcuno non ero presente ma passato, l’ importante è che non fossi trapassato.

Venti anni fa il sole era sempre il sole e una nuvola era sempre una nuvola; non importa che io sia sole o nuvola , l’importante è che io esisto.

Non importa se sogno fuoco o acqua, se sogno a colori o in bianco e nero , l’importante è che sogno, se sogno esisto.

Non importa se sono triste o felice, se provo emozioni io esisto.

Venti anni fa non lo sapevo.

Una musica può fare .

Oramai le cronache sono piene di violenza.

Ma chi produce la violenza? A chi giova? Pochi giorni fa si è celebrata la giornata della memoria in ricordo delle vittime della Shoa . Il dolore ci attanaglia lo stomaco.La paura la fa da padrone .

Allora in questi giorni e anni cruenti mi è tornato im mente il film di Roman Polanski, Il Pianista (the Pianist) dove per chi non lo avesse visto un ebreo viene salvato da un gerarca nazista perché innamorato della musica da lui suonata al pianoforte.

La musica, si, arte . Parafrasando un po’  Dostoevskij che con la sua massima diceva la bellezza salverà il mondo , altrettanto ottimista voglio essere dicendo che la bellezza dell’arte ,sia essa stessa un dipinto ,un panorama ,un tramonto, una bella musica ci può distogliere dalla depressione del nostro tempo, dalla cupidigia ,dal rancore, dall’odio da cui l’uomo moderno è annichilito .

Nella bellezza dei sentimenti possiamo ritrovare Dio .

Silence.

Non so cosa volesse ottenere Scorsese con il suo ultimo film ma l’effetto silenzio l’ha ottenuto veramente .

Va bene che dove abito io , l ‘ unico cinema rimasto , il mitico cinema Astra , ha pochi posti e ieri sera in sala ci saranno stati una trentina di spettatori ma vi assicuro che una mosca volare durante la proiezione non si è sentita e nonostante la piena stagione invernale pochissimi starnuti e colpi di tosse a ribadire il rispetto del religioso silenzio aiutato anche dalla mancanza quasi assoluta di musiche nel film.

Cosa che ha aiutato la realistica crudezza delle scene più cruente ed esaltato l’armoniosa lentezza dello svolgere della trama facendo risaltare la spettacolare fotografia dei luoghi aspri e incontaminati del Giappone facendo immaginare lo spettatore di essere nella regione dell’asia nel bel mezzo del 1600  tanto da farmi sognare la natura a colori questa notte.

Platone e i marinai.

Leggendo la Repubblica di Platone non mi sarei mai aspettato di trovare un passo così attuale per i nostri tempi in politica:

L’allegoria della nave che rappresenta lo stato.

Nello scritto platonico il capitano raffigura il popolo,i marinai litigiosi sono i demagoghi ,il nocchiero esperto è naturalmente il filosofo.

«Immagina che su molte navi succeda un fatto di questo genere: da una parte una capitano supera per statura e forza fisica tutto l’ equipaggio ma è un po’ sordo , ha la vista corta ed è provvisto di scarse conoscenze nautiche, dall’ altra i marinai che litigano tra loro per il governo della nave poi che ciascuno e’ convinto di dover stare al timone anche se non ha mai imparato l’arte della navigazione e non è in grado di indicare ne.il proprio maestro ne il periodo in cui l’ha appresa ,e per giunta dicono che quest’ arte non si può insegnare anzi sono pronto a fare a pezzi chi dica il contrario .

Essi stanno sempre intorno al capitano pregandolo  e facendo di tutto perche’ affido a loro il timone ,e se talvolta riescono apersuaderlo altri che invece che loro li uccidono o mi trattano giù dalla nave e dopo aver reso innocuo il buon capitano con la mandragora , con l’ ebbrezza o in qualche altro modo si mettono al comando della nave consumando le provviste e navigano tra bevute e banchetti , com’è logico attendersi da persone simili. Inoltre lodano con i nomi di timoniere ed esperto di nautica chi è bravo assicurarli nel comando usando sul capitano la persuasione o la forza mente biasimano come inutile chi non si comporta in questo modo …»

Forse da qui il detto chiacchiere da marinai… .

Che fenotipo siamo?

Non so se a voi vi è mai capitato di osservare che oramai dal punto di vista prettamente estetico si hanno delle figure che caratterizzano l’archetipo dell’uomo metropolitano contemporaneo in italia ,condizionate da quelli che sono i modelli che i social e  i media tradizionali impongono alla maggioranza di noi consumatori.

Quindi abbiamo il barbuto Hipster, il calciatore, l’uomo d’affari, il tronista,l’alternativo ecologista e la nuova categoria del cuoco di successo in tv.

Io vorrei essere ordinario come il principe Myskin nell’idiota di Dostoevskij o Nessuno come Ulisse quando nell’odissea sfuggì a Polifemo.Il Polifemo che oggi è rappresentato dai Social,grande occhio e grande Fratello di Orwelliana memoria.